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  • Immagine del redattoreLuca Baj

Bonus Bici: trappola burocratica?

Il bonus bici continua a tramutarsi in qualcosa di sempre più complicato. La misura, ribattezzata “bonus bici” o “bonus mobilità”, permette di ricevere “un contributo pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500, per l'acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (ad esempio monopattini, hoverboard e segway) o per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture”, così come su legge nella dicitura ufficiale pubblicata dal Ministero della Salute. Le procedure però diventano macchinose. Per ottenere il rimborso l’iter si divide in due fasi. La prima, scattata il 4 maggio, finirà quando online ci sarà il sito per gli incentivi, realizzato dal ministero dell'Ambiente, che ha due mesi di tempo per farlo dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Ed è proprio in questa prima fase che troviamo il primo ostacolo: la misura non è contenta nel decreto rilancio ma nel decreto interministeriale attuativo del Programma buono mobilità. Quindi chiunque intenda acquistare bici o monopattini o simili deve fare l'acquisto in negozio o online, pagare il prezzo pieno e richiedere la fattura e attendere l’app. Solo allora dovrà accedere al sito web con lo Spid, il Sistema pubblico di identità digitale, caricare la fattura e attendere i soldi. La seconda fase, invece, comincia proprio dall’uscita dell’app. In quel momento "il cittadino pagherà il 40% e il venditore riceverà il rimborso del 60%”. In realtà l'acquirente deve generare un buono spesa digitale dando tutti i dati sull'articolo che intende comprare, quanto spenderà e dove. E il venditore deve avere l'autorizzazione dal governo. Infine, per quanto riguarda i destinatari della misura, si parla di capoluoghi di Regione o Provincia, dei Comuni con oltre 50mila abitanti oppure dei Comuni di una Città metropolitana. E infine bisogna avere la residenza e non il domicilio nel Comune interessato, con una complicazione in più per gli studenti fuori sede e per i pendolari. 



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