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  • Immagine del redattoreLuca Baj

Bond investors sempre più sofisticati: Invesco lancia un ETF su Hybrid Bonds



Non è certo un mistero. Le condizioni dell'economia e gli stimoli applicati ad oltranza dalle banche centrali hanno creato un contesto nel quale il bond market appare un porto sempre meno sicuro e, anzi, sempre più simile per dinamiche a quello azionario. Se nel breve le frequenti fluttuazioni da risk on/off non aiutano, a medio lungo termine tra rendimenti ai minimi, prezzi alle stelle e i nuovi paradigmi di mercato, non ultima l'inflazione, costringono anche i professionisti alla massima cautela. Se l'investitore in bond ricerca rendimenti interessanti, oggi il rischio da assumersi è molto alto, appunto simile a quello delle azioni, per intenderci.

Non si tratta di una novità. Come, del resto, non rappresenta un cambio di paradigma il fatto che, almeno per ora, chi si è assunto questi rischi, abbia compiuto la scelta giusta. Sono ormai anni che HY ed equity garantiscono agli istituzionali le migliori performance nonostante i continui sbalzi d'umore del mercato. Se il 2020 porta in dote una notizia, questa riguarda semmai il fatto che questo paradigma non sembra, per ora, essere stato intaccato neppure dalla deflagrazione di una pandemia globale ancora lontana da una soluzione. Chi nel 2020 ha puntato su equity lontana da valutazioni fondamentali o ha mantenuto/incrementato a marzo posizioni su bond ad alto rendimento ha ancora una volta vinto la scommessa. Lo hanno chiamato più volte new normal, quello che è certo è che un contesto nel quale una banca centrale interviene con l'acquisto massivo di corporate bond (e una buona dose di equity di aziende domestiche), persino ad alto rendimento, non ha in realtà nulla di normale e certo non assomiglia affatto ad un buon segnale sull'evolversi della situazione. Quale che possa essere il futuro, certo è che il bond market in questi anni ha dovuto offrire una sofisticazione, ai fini di incontrare le mutate esigenze sia degli issuers che degli investitori.

Una soluzione per chi cerca rendimento consiste in quelle specifiche tipologie di strumenti che, negli ultimi anni, grazie a caratteristiche che li frappongono proprio tra le due asset class equity e bond, hanno visto crescere, non certo a caso, le proprie nicchie di mercato. Nel caso europeo, parliamo soprattutto dei CoCo bonds, degli AT1 bonds e delle emissioni ibride, gli hybrid bonds. In estrema sintesi, potremmo argomentare che questi strumenti, suddividendo il debito aziendale in tranches con diverse caratteristiche in termini di assunzione del rischio aziendale e rendimento, consentono un più preciso posizionamento all'investitore e una possibilità di finanziamento meno onerosa per l'azienda. La soluzione evita anche il ricorso ad aumenti di capitale, che diluirebbero il capitale stesso e peggiorerebbero i multipli aziendali, come il p/e o l'indice ROE. Almeno inizialmente, queste emissioni erano destinate esclusivamente ad un pubblico istituzionale, ossia in grado di comprendere e soprattutto gestire nel tempo le più complesse strutture di rischio implicite in questi strumenti. Il rischio, come infatti ereditiamo dalla crisi del 2008/2009, non sparisce, è semplicemente ripartito diversamente, esattamente come i rendimenti. Visto che i fondi, attivamente gestiti o ETF, restano il principale veicolo tramite il quale l'investitore può accedere alle emissioni corporate, il mercato si è dimostrato fertile per strumenti, come del resto ottima è stata l'accoglienza per il nuovo Invesco Euro Corporate Hybrid Bond UCITS ETF (IE00BKWD3B81), denominato in EUR, che, a pochi mesi dal lancio europeo, arriva oggi anche sul listino italiano con l'invidiabile biglietto da visita costituito dai 730 milioni EUR già raggiunti in AUM. L'ETF, primo nel suo genere, è progettato per focalizzarsi sull'investimento in titoli ibridi subordinati, a tasso fisso, denominati un EUR ed emessi da società non finanziarie (sono presenti vincoli all'emissione più stringenti) o agenzie governative. L'indice benchmark, il Bloomberg Barclays Euro Universal Corporate ex-financials Hybrid Capital Securities 8% Capped Bond Index TR, sceglie una particolare combinazione di merito creditizio, ammettendo sia titoli con rating investment grade ( anche minimo) sia inferiore, ossia “ad alto rendimento”. L'indice considera solo emissioni con un valore minimo circolante di 500 milioni EUR, tasso fisso (idonei solo titoli fixed to variable e fixed to floating) e una scadenza residua al momento dell'emissione superiore ad un anno e mezzo. L'indice, come anticipato include le emissioni ibride subordinate, ma esclude cartolarizzazioni, inflation linked bonds, bullet, titoli a capitale contingente, dai tradizionali CoCo bonds fino alle alternative con trigger fissato su livelli di solvibilità/bilancio (entrambe categorie citate sopra). Le componenti che superano l'8% del valore di mercato dell'indice sono ammesse ma limitati all'8% con la parte residua re-distribuita sulle emissioni degli altri issuer meno presenti. L'ETF è un replicante fisico del suo indice e viene oggi proposto sul listino di Bora Italiana nella versione a capitalizzazione in funzione di una commissione annua onnicomprensiva stimata al 0.39%.

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