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  • Immagine del redattoreLuca Baj

Agricoltura, prevista in crescita per il 2021

Nel 2019, la superficie agricola destinata alla coltivazione di seminativi è diminuita, rispetto al 2010, sia in Italia (-2,9%) che nell’Unione europea (-2,7%), a vantaggio delle colture legnose, dei prati permanenti e dei pascoli. Tra il 2010 e il 2020, sul complesso delle superfici coltivate a cereali cresce l’importanza relativa del frumento duro (dal 36,9% al 40,3%) e del frumento tenero (dal 15,8% al 16,7%), scende quella del mais (dal 26,7% al 20,1%). Il 31,4% delle aziende agricole che coltivano cereali ha dichiarato di non aver subito alcun impatto dall’emergenza sanitaria da Covid-19. In particolare, il Nord ovest registra il maggiore calo delle superfici cerealicole (-3,1%), il cui peso relativo sull’Italia nel complesso scende dal 24,9% del 2010 al 21,8% del 2020 (Figura 3). Una tendenza simile caratterizza anche il Nord-est, il cui peso relativo passa dal 24,0% del 2010 al 21,9% del 2020, a causa della flessione del 2,1% delle superfici a cereali. Nel Centro e nelle Isole la flessione delle superfici cerealicole è meno significativa (pari, rispettivamente, allo 0,44% e allo 0,47%). Risulta invece in controtendenza il Sud, con una crescita delle superfici a cereali significativa (+6,1%) e un aumento del peso relativo sul totale nazionale, che passa dal 24,2% del 2010 al 30,3% del 2020.

Le regioni che nel 2020 detengono le quote più elevate di superfici cerealicole sul totale nazionale sono la Puglia e il Piemonte, rispettivamente 13,8% e 11,4% del totale nazionale. In particolare, in Puglia oltre l’83% della superficie cerealicola è investita a frumento duro (344.300 ettari, il 28% del totale nazionale), nel Piemonte il 40,1% delle superfici cerealicole è investito a mais (137.422 ettari, che rappresentano il 22,8% del totale nazionale). Il Piemonte rappresenta la regione con la maggiore superficie investita a riso (oltre il 50% del totale nazionale).

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