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  • Immagine del redattoreLuca Baj

Bce: L’ultima rivoluzione di Mario Draghi


Nella giornata di ieri Mario Draghi, pronto a cedere il timone alla francese Lagarde, ha varato un ultimo e ampio pacchetto di stimoli. Complici i multipli cambiamenti che hanno modificato la realtà economica e hanno provocato un rallentamento della crescita europea, quali la frenata dell’economia tedesca, l’incognita Brexit e i rischi legati alla guerra dei dazi tra Usa e Cina, è passata la la linea interventista di Draghi che se da un lato supera quella che era la linea del Consiglio Direttivo contrario a nuovi stimoli monetari, dall’altro spezza palesemente una lancia a favore dell’economia Eurolandia. Ma vediamo più nello specifico gli indicatori di questo nuovo programma. Primo tra tutti è il taglio dei tassi sui depositi presso la Bce che sono stati portati al -0,50% dal precedente -0,40%, esentando, però, una parte dei soldi depositati dalle banche rappresentati dalla liquidità in eccesso che rimarranno liberi dai tassi negativi e saranno remunerati allo zero per cento. Nel programma è previsto anche il lancio di un nuovo Quantitative Easing (concetto riportato nel quotidiano nel momento in cui Bce e Fed stanno cercando di far fronte al rallentamento economico) da 20 miliardi al mese a partire dal 1° novembre. La Banca Centrale, inoltre, potrà continuare ad acquistare titoli senza limiti. Si legge nel comunicato che “Il Consiglio direttivo si attende che proseguiranno finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e che termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di riferimento della Bce”. Ma non finisce qui, ci sarà anche l’introduzione di un nuovo maxi-prestito a lungo termine (Tltro), la cui durata sarà estesa da due a tre anni e tassi più bassi per le banche che prestano al di sopra di un livello di riferimento. Anche la Forward Guidance subirà dei cambiamenti: maggior precisione nella previsione dell’andamento futuro dei tassi ufficiali così da permettere alla politica ultraespansiva di avere un orizzonte temporale che piuttosto lungo. La domanda però che tutti si fanno è quanto costerà un intervento così invasivo poichè se da un lato l’introduzione del tiering le banche alleggeriranno il peso e potranno fronteggiare uno 0,0% che permetterà di non versare né percepire interessi, dall’altro lo schiacciamento dei rendimenti dei titoli di Stato penalizzerà i risparmiatori in generale.