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Buona fede e lealtà: dal codice della crisi alla recente giurisprudenza


L’art. 4 comma 1 del Codice della crisi ha introdotto, nel rapporto tra creditori e debitore, il principio di buona fede e correttezza, di cui alla disciplina generale delle obbligazioni all’art. 1175 c.c. I creditori vengono apparentemente responsabilizzati, ponendo in capo ad essi un dovere di lealtà ed un obbligo di trasparenza nei rapporti non solo con la parte debitrice, ma anche con gli altri creditori e gli organi della procedura di volta in volta rilevante. Il Tribunale di Milano, nell’ambito di un procedimento d’urgenza, ha ribadito l’applicabilità del principio di buona fede e correttezza nel funzionamento del rapporto bancario, consacrando, peraltro, il dovere di reciproca lealtà di condotta che “deve presiedere all’esecuzione di qualsivoglia tipologia di contratto” (Trib. Milano sez. VI, 12/10/2018). Lo stesso provvedimento del Tribunale di Milano rimanda alla pronuncia della Cassazione sul tema (Cass. Civ. Sez. III, sent. 13345, 07/06/2006), in cui viene statuito come: “in tema di contratti, il principio della buona fede oggettiva, cioè della reciproca lealtà di condotta, deve presiedere all‘esecuzione del contratto, così come alla sua formazione ed alla sua interpretazione e, in definitiva, accompagnarlo in ogni sua fase, sicché la clausola generale di buona fede e correttezza è operante tanto sul piano dei comportamenti del debitore e del creditore nell‘ambito del singolo rapporto obbligatorio (art. 1175 c.c.), quanto sul piano del complessivo assetto di interessi sottostanti all‘esecuzione di un contratto (art. 1375 c.c.), concretizzandosi nel dovere di ciascun contraente di cooperare alla realizzazione dell‘interesse della controparte e ponendosi come limite di ogni situazione, attiva o passiva, negozialmente attribuita, determinando così integrativamente il contenuto e gli effetti del contratto”.