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Finanziamento anticipatorio di futuro aumento di capitale: caratteristiche ed effetti secondo la Ca


La I sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n.31186/2018 ha stabilito che, in tema di società di capitali, le erogazioni in conto di futuro aumento di capitale effettuate da un socio in favore della società, condizionate all’adozione della relativa delibera di aumento capitale entro un determinato termine, nel caso di mancata adozione della delibera (nella specie, per l’intervenuto fallimento della società sottoposta ad amministrazione straordinaria), determinano a carico della società l’obbligo di restituzione di quanto erogato dal socio a tale titolo, poiché in tal caso l’erogazione determina un aumento di capitale solo potenziale, destinato a divenire effettivo solo a seguito della delibera di aumento. Né a tale fattispecie è applicabile l’art. 2467 c.c. poiché tale disciplina riguarda solo i versamenti effettuati a titolo di finanziamento o di mutuo, ai quali è possibile associare un obbligo di rimborso, mentre non è applicabile ai versamenti o ai trasferimenti in conto capitale, in considerazione della diversità della causa che li contraddistingue, assimilabile a quella di capitale di rischio piuttosto che a quella delle obbligazioni creditorie. Il quesito è se l’erogazione fatta in conto di un futuro aumento di capitale, costituisca una copertura anticipata di un aumento di capitale programmato ma non ancora deliberato, ovvero - come pure si è detto - a un conferimento potenziale, che non diventa effettivo se non nel momento in cui vada a incardinarsi nel capitale sociale.

Assumendo la sottesa destinazione di scopo, la devolu- zione alla società osta unicamente alla facoltà di chiederne la restituzione ad nutum. Non osta invece al diritto di ottenere la restituzione ove non si verifichi la specifica condizione di perfezionamento individuata all’atto dell’erogazione. L’elemento differenziale è dunque nella concreta fattispecie correlato alla circostanza che non di obbligazione si discorre ma di dazione, eseguita per la copertura anticipata dell’aumento di capitale programmato.

Ultimo profilo di interesse è se tali crediti siano soggetti a postergazione ai sensi dell’art. 2467 c.c.. Fermo restando che l’analisi non può ignorare il fatto che la postergazione derivi da versamenti effettuati in una condizione di fabbisogno della società, la diversa causa del versamento, rispetto a quella di dotare la società di capitale di credito, induce a ritenere che la mancata verificazione della condizione di delibera dell’aumento di capitale comporti l’annorazione della posta a debito sociale, e come tale trattato.